Auguri con disclaimer: “I’m not only what i share on facebook. “

Gli auguri su Facebook li ho sempre trovati banali, perché troppo semplici, poco sentiti, e spesso forzati. Ho sempre cercato di accompagnarli ad un sms, ad una telefonata o farli in modo da renderli più personali.

Poi pian piano ho cambiato atteggiamento, utilizzandolo di più perché ho acquisito una diversa consapevolezza. Il fatto di conoscere “realmente” la maggior parte delle persone che ho su facebook, di frequentarle anche al di fuori di un monitor e sapere che dietro il computer c’è qualcuno che scrive, che tu conosci, e che bello o brutto che possa essere stato quest’anno, con loro hai condiviso (nella vita reale, non sui social) tante esperienze, e che senza di queste, quello che io considero un anno molto mediocre, probabilmente senza questi amici, sarebbe stato anche peggio.

L’augurio è sempre lo stesso. Quest’anno meno botti e più bottarelle.
Che sia un anno migliore dei passati e il peggiore di quelli a venire.
E ricordo a me che il tempo non esiste, ma esistono gli orologi, che il capodanno è una convenzione e che in fondo non cambia nulla. Solo una cifra nella data, e che almeno fino a Marzo io continuerò a sbagliare, scrivendo un 3 al posto del 4, e quando me ne accorgerò, dovrò ammettere che ho sbagliato, e ricominciare. Prendere un altro foglio e iniziare a scrivere da capo. Come sempre, sta tutto li. Riconoscere quando si sbaglia e correggere. Quindi auguri, e che sia un 2014 cazzuto.

Tra un anno quest’anno sarà bello che passato e io sarò contento, voi non sparite, quello si che mi dispiacerebbe.

rip 2013

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Il santo giusto al posto giusto

Natale, è nato Gesù, e va bene.
L’epifania, l’arrivo dei re magi, e va bene.
Tutte festività sacrosante. Però c’è sempre stato qualcosa che non mi è tornato all’interno di queste festività natalizie,
Ed è oggi.
Santo Stefano.
Beh sapete che c’è? Io lo apprezzo, Santo Stefano. Secondo me in faccia ha quel sorrisino di uno che la sa lunga. Nessuno sa se è stato martire, oppure chissà quale opera pia abbia fatto. Io, un sospetto del perché di quella smorfia compiaciuta, forse ce l’ho.
Santo Stefano è come quello che accompagna l’amico ad un provino, e scelgono lui al posto dell’amico.grosso
È il Fabio Grosso celeste. Ha fatto il gol della vita, l’ultimo rigore ai mondiali 2006 e poi è sparito. Ma intanto è campione del mondo ed è pure nel video waka waka di Shakira.
È Steven breadburry, il pattinatore che ha vinto l’oro olimpico perché era talmente distante dai primi che quando loro sono caduti in massa lui è stato l’unico a rimanere in piedi. (qui il video)
E’ l’amico che ha comprato il biglietto del treno in classe economica pagandolo 7 euro, ma siccome l’aria condizionata è guasta, gli dicono di spostarsi in prima classe.
È Isaac Newton che si è seduto sotto un albero di mele e una gli è caduta in testa e ha capito che cosa era la gravità.
È lo studente che durante il compito in classe finisce accanto al secchione di turno, e magari sbirciando un po’ prende più di lui.

Santo Stefano sarebbe stato uno come gli altri. Invece ha avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto.
Santo Stefano l’hanno messo il 26 dicembre, accanto al capo.
Eh bravo Stefano 😉

NATALE: corsi e ricorsi e soccorsi

Natale è quel periodo dell’anno in cui tutti parlano del Natale.
Sembra ovvio e scontato ma è cosi. Quindi partono i vari servizi sugli italiani a tavola, cosa mangiano, le tradizioni, l’intervista al vip di turno “come festeggerà Alfonso signorini il Natale”?
-“hum strana usanza quella di utilizzare come segna posto sulla sedia il puntale dell’albero signor Signorini”

SIGMO

 

 

 

 

 

Naturalmente ogni anno  infarciscono il servizio con qualcosa di nuovo. Uno pensa che con il Natale i telegiornali, adottino un tono un pochino più morigerato, e ci credi davvero quando Studio Aperto parte fortissimo con uno struggente “non sarà un natale di gioia per tutti, abbiamo incontrato gli ospiti del centro di accoglienza alla periferia di Roma, ma prima, LE TETTE DI MELITA TONIOLOOOOO”.

MELITA
.

 

 

 

 

 

 

Ma benchè passino gli anni ci sono delle cose che non cambiano e spero non cambieranno mai.
E sono le tradizioni natalizie
Ovvero:

La reunion degli Wham!

Mariah Carey che viene scongelata, torna nelle radio per fare cassa. Ci vediamo l’anno prossimo

La Canzone di Natale di #radiodeejay

A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai.
Cazzate.

Su Italia1 miracolo sulla 34 strada
Il giorno dopo su rete4: una poltrona per due
A seguire: Maratona mamma ho perso l’aereo

Ti ricordi che esiste il Chivas Regal

Quello che grida ambo a tombola dopo che è uscito solo un numero.

Quello che compra il lattante al mercante in fiera

Vivi con terrore ogni volta che ti arriva un sms perchè sai che potrebbe essere una di quelle catene in cui Babbo Natale è un puttaniere, la befana è un troione e se non inoltri il messaggio a 10 persone (ma  non a me che te l’ ho mandato naturalmente)  le renne entrano in casa tua e cominceranno a cagare O V U N Q U E
Esempio:
” ΩΩΩΩΩΩΩΩ
queste sono le renne di babbo natale viste da dietro, se non inolti il messaggio cominceranno a cagare e avrai un 2015 di merda”

Qualcuno organizza feste a casa mia con 40 invitati, e sistematicamente i Re Magi spariscono dal presepe e si sparpagliano tra ventilatore, mensole varie e albero di Natale.

I re magi che avevano detto “oh raga c’è crisi, quest’anno solo un pensierino mi raccomando” e Melchiorre invece se ne esce portando dell’oro.

Le pecorelle del presepe scopano fortissimo.
Dovunque.
Non per forza a pecora.
Non per forza con altre pecore.

In giro in città- caso 1:

-Ciao!
-Hey ciao! (“chiccazzoè???”)

In giro in città- caso 2:
-Oh Giova se non ci vediamo auguri!
-Anche a te caro. (“Chiccazzoè??? E perchè sa il mio nome???”)

Il capitone non lo mangio perchè è viscido.
(lo devi mangiare, non passartelo in mezzo alle cosce)

Un nuovo cd di canzoni natalizie rivisitate in versione jazz, indie, chillout, prog post atomic grunge.
Dopo Mario Biondi, Bublè, Irene Grandi, Celine Dion presto in edicola quello di Marilyn Manson.
Si chiamerà Merry kissmyass

Quel simpaticone di Michael Bublè che scoreggia sui regali

bub

L’addobbo che fa cagare a tutta la famiglia tranne ad un solo componente quindi “o lo mettiamo o da qui non esce vivo nessuno,
statuine del presepe incluse”

E infine la mia preferita, la statuina che nessuno ha mai capito quale ruolo sociale svolga all’interno del presepe: frigge il ferro, impasta i pesci, tesse il pane.

E naturalmente tutti quelli che scrivono cose sul Natale 
Buone feste

Entropia, entropia canaglia

Una volta scrissi che i casinisti non temono il disordine, lo dominano.
Adesso, io non so se questa affermazione fosse dovuta a retaggi universitari, tra entropia ed energia libera di Gibbs, concetti che fino ad oggi mi sarebbero potuti servire solo per giustificare a mia madre il perchè la mia scrivania sembra una miniatura di piazza Tahrir in Egitto. Nei giorni della primavera araba naturalmente. Dopo vari tentativi mi sono reso conto però che è più facile ordinare la stanza che mettere in mezzo i moti browniani.

Sta di fatto che parlando con una mia amica è uscito fuori che “mi piacciono le persone incasinate”. Non fate i soliti arrapati. Mi piacciono inteso nel senso che le trovo interessanti. Sta di fatto che lei mi disse che quello del disordine,forse, era un argomento che meritava un’analisi più approfondita. Cominciai a scrivere ma poi mi passò l’ispirazione e mollai tutto, senza continuare.
Disordinato.

Giorni dopo la stessa persona mi ha chiesto “ma il post sul disordine non lo scrivi più?”
Può sembrare una domanda lecita posta così. Il punto è che lei si professa una disordinata nella media. Una specie di disordinata praticante non credente. Che sarebbe qualcosa del tipo “non credo in dio ma vado comunque a messa”. Che non avrebbe senso detta da un individuo qualunque, ma se pronunciato da una persona disordinata, quindi incasinata, diventa un’argomentazione più che legittima.
Ora, questo fatto di chiedermi perchè non avessi scritto più il post sul disordine non è invece sinonimo di ordine mentale? Allora mi sono chiesto: può un disordinato essere ordinato?
Esistono più tipi di disordine?
Il disordine è policromatico?
Il disordine è in technicolor? Forse non è solo bianco e nero.
Se penso a tutte le volte a cui ho risposto alla domanda ”ma tu sei ordinato?”, la risposta è stata sempre, “Sono disordinato ma nel mio disordine trovo tutto”. Che è una risposta banale quanto il “bene” alla domanda “come stai?” Lo dici perchè, per assunto, è data come una risposta corretta. Magari quel giorno ti senti come Pietro Pacciani, ma rispondi con un sorriso sulle labbra “Come sto?Bene!”. (seguono colpi di machete).
Dunque esistono i disordinati ed esistono gli ordinati. Mi ero anche scritto un elenco di cose da dire ma non trovo più il foglietto. Questo mi inserisce direttamente nel gruppo dei cazzoni, neanche dei disordinati.
Quando capita che qualcuno sistema la mia scrivania (quando capita?) mi infastidisco perchè più o meno ricordo dove ho lasciato le mie cose e ora non lo so più. Come immagino succeda anche a tutti voi d’altronde.
I portafogli delle donne, come le loro borse, sono un delirio. Io impazzisco quando le guardo. Solo che poi alla fine se sei raffreddato e chiedi un fazzoletto te lo da sempre una ragazza. Ma anche una penna o il burro cacao. Solitamente però io preferisco soffiarmi il naso col fazzoletto, il burro cacao mi si appiccica sul naso.

Dove termina il confine tra disordine e necessità di portarsi tutto a costo di fare un casino nella borsa?
Credevo che scrivendo sarei riuscito a capire se c’erano diversi tipi di disordine. Invece, in linea con l’argomento di questo post, ho scritto tante cose senza senso.

Guardando però la mia scrivania, con tutto quello che c’è sopra, ho pensato ai primi giorni di scuola (anche universitari). Compravo quaderni per tutte le materie, poi perdevo tutto e scrivevo soltanto sull’ ultimo blocco superstite. Il soldato Ryan dei quaderni. E scrivevo tutto li. Si passava dalla chimica del carbonio, alle tecniche di estrazione della mescalina dal peyote fino al ciclo di krebs tutto nella stessa pagina a volte.
Ho pensato anche a tutte le penne che ho perso, e quindi gli appunti già disordinati descritti sopra, erano scritti un po’ in blu e un po’ in nero. Dipendeva da che penna mi prestavano. Anche quella verde a volte. Io studiavo da li, e capivo. Più o meno.
Però se mi prestavano gli appunti degli altri, precisi e ordinati, non capivo subito. Dovevo applicarmi prima di cominciare a comprendere quello che c’era scritto. Dovevo entrare nella testa della persona che li aveva scritti.
Quindi ho capito. Non è entalpia, nemmeno entropia, ne sbadatezza o mancanza di cura o amore verso se stessi e dei propri spazi.
Non è questione di ordine o meno. Ma di appartenenza.
Di mio e tuo.

Dal disordine degli altri puoi capire tante cose ma difficilmente ci troverai qualcosa.

Quindi la realtà è una, i disordini, come anche i bambini,sono come le scoregge.
Sopporti solo i tuoi.

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Lo facevo per voi

Da piccolo credevo di avere i super poteri.
Crescendo ho pensato che forse ero soltanto pazzo.
Poi naturalmente ho capito che in realtà non ero ne’ pazzo ne’ tanto meno avevo i super poteri. Non è stato facile accettare di essere normale. Ma adesso sulla soglia dei 29 anni, l’ho superata.
Da piccolo ero convinto di poter cambiare il corso degli eventi con il mio comportamento. Poi oggi ho sentito dei bambini parlare e facevano più o meno gli stessi miei ragionamenti di 20 anni fa.
Quindi adesso io vorrei sapere da voi se quello che sto per scrivere, lo facevate anche voi, ed erano un problema generazionale,  oppure avevo i super poteri davvero e poi li ho persi, insieme al teschio di Brivido, il gioco da tavola.

In macchina seduto sul sedile posteriore, mentre mio padre guidava, io guardando fuori dal finestrino riuscivo a far staccare da terra la macchina per saltare le ombre proiettate sull’asfalto. Avevo due tecniche, o l’indice appoggiato sulla base del finestrino, oppure staccando l’indice dal pollice, come se stessi dando un pizzicotto.
Al posto delle ombre lo stesso giochino lo facevo con la linea tratteggiata in autostrada.

Sempre in automobile riuscivo a sincronizzare il tickettio delle freccie della mia macchina con quello della macchina di fronte. Solo per alcuni istanti.
Sempre in macchina, ma seduto davanti lato passeggero, dovevo schiacciare io il pedale del freno immaginario sennò la macchina non sarebbe mai riuscita a fermarsi

Da piccolo io ho salvato la vita a tutta la mia famiglia e ai miei amici. L’unico problema era che non dovevo calpestare le righe tra le mattonelle. Quando, zompettando qua e là, calpestavo una riga, dicevo che non valeva. Ha sempre funzionato. Se siete vivi e state leggendo è solo grazie a me. 
Se non c’erano le mattonelle l’unica soluzione per non essere l’artefice di una ecatombe era camminare sulle macchioline nere dei marciapiedi.

Anche in treno non potevo stare sereno. Dovevo azzeccare perfettamente il momento in cui il treno passava sulla giunzione tra un binario e l’altro. Sennò il treno deragliava e avrei avuto tanta gente sulla coscienza.

Ne avrei tante altre da raccontare, ma devo andare, il mio popolo ha bisogno di me.

A me, piace dall’altro lato

Ci sono cose che uno pensa siano facili, naturali. Anche perchè le hai sempre fatte e nessuno ti ha mai dovuto insegnare a farle. Una su tutte è dormire. Si può dormire tanto, poco, il giusto.
Nessuno te lo ha mai insegnato e non penso ci sia qualcuno più bravo di un altro a dormire. Voglio dire, o dormi o non dormi. Ebbene io la pensavo così ma mi sono dovuto ricredere. Ho dormito sulle sedie, sui ponti delle navi, su un tavolo, su un aiuola e nel sottopassaggio di una stazione ferroviaria una volta. Mai avuto problemi, tranne quando ho dormito nel letto matrimoniale. Da solo. 
Tutto è successo quando sono andato a vivere da solo. In casa avevo il letto matrimoniale, l’ho voluto, l’ho comprato e l’ho montato. Però qualcosa non andava. Nei giorni a seguire c’erano delle anomalie, eppure non c’erano rumori sospetti, era dritto e stabile, insomma non era stato montato male. Non era un problema strutturale. Ma ogni Mattina mi alzavo e lo guardavo con diffidenza.
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Poi una notte, mentre dormivo bello accucciato nella mia metà di letto è apparso l’omino della Plasmon,  quello che martella la colonna nello spot e che per comodità da adesso chiameremo Chicco, si è steso accanto a me, e mi ha detto, intonando le note una canzone di Zucchero:
 
-“impareeeeeeremooo a camminaaaaaaareeee”
-si ma io stavo dormendo, è notte fonda, e poi quella è la canzone della pubblicità della mellin. tu sei plasmon. Fanno bene che ti hanno messo a costruire la torre perchè sei una chiavica. 
Lo so sono stato troppo duro, lo sapeva anche Chicco, che prontamente mi ha lanciato il martello sul piede. 
L’indomani ho avuto effettivamente problemi a camminare.
Lui è andato via borbottando dicendomi “dovevamo camminare, ti avrei messo al posto mio per farti scoprire mondi nuovi” e puff, è sparito. Come un biscotto lasciato troppo allungo immerso nel latte.
Non era un sogno normale. Solitamente alla gente appare qualcuno che gli da i numeri e se li gioca al lotto, però Chicco, invece di sfasciarmi il malleolo e mettersi a cantare poteva dirmi più chiaramente il motivo della sua visita. Sono stato tutto il giorno a pensare alle sue parole, ma oltre ad un’incredibile voglia di omogeneizzato gusto manzo e banana, non riuscivo a capire il senso di quella visita.
 
Tornando a casa e rientrando in camera, capii. Una grossa mano di aiuto me la diede il quadro di Hemingway appeso dalla mia proprietaria, c’era scritto “ he looked across the sea“, e allora anche io guardai oltre e capii che io dovevo seguire Chicco, ma non per scolpire una colonna, ma per prendere il suo posto nella metà del letto che aveva occupato, metà del letto che io non avevo mai osato toccare.
 
Questa era la difficoltà di cui vi parlavo all’inizio. Ma voi avete mai dormito in un letto matrimoniale da soli, per più di una notte? Avrete battezzato la vostra metà la prima volta , e avrete sempre dormito li. E’ scientifico.
Allora dovevo sfidare me stesso, come un novello Cristoforo Colombo in pigiama di flanella dovevo esplorare il mondo nuovo, a bordo della Ninna, la Pennica e la Stanca Maria ho preso possesso del mio letto. Dove ho potuto elaborare alcune tecniche di ingaggio al sonno a due piazze con i suoi indiscussi vantaggi e posizioni.
Posizione K

Vuol dire assumere una posizione a K, fatta con le braccia e con le gambe. Dormire a kappa è già il punto di non ritorno, siete già a livello avanzato. Si perchè per quale cazzo di motivo uno dovrebbe dormire a K, è scomoda, però puoi farlo. E’ come il batterista che fa ruotare la bacchetta, non serve a niente, però lo fa, è espressione di naturalezza e dimestichezza del proprio mezzo. 

Il Flip
E’ una tecnica particolare che forse può essere meglio paragonata alla rotazione delle bacchette. Nella sua esecuzione c’è qualcosa di onirico perchè può essere eseguita in uno stato di dormiveglia. Trattasi dello scambio del cuscino ed è prettamente una tecnica stagionale, mesi estivi, con lo scopo di scambiare il lato caldo del cuscino con quello fresco. il flip si può eseguire nel letto singolo ma ne esiste una versione ancora più estrema che richiede l’ambientazione in un letto matrimoniale. Trattasi dello Switch

Lo Switch
Vi suggerisco di non provare lo switch se non accompagnati da personale altamente qualificato. Qualche incosciente spaccone alle prime armi ha provato a farla senza la giusta preparazione ed è soffocato dentro una federa. Questa tecnica consiste nello scambiare il proprio cuscino con quello presente nell’altra metà del letto. Li sei cintura nera, III DAN. E’ un misto di coordinazione, rapidità e fluidità del movimento. Sollevi la testa, con un braccio sollevi il cuscino che stai usando, con l’altro (braccio opposto al cuscino) trascini quello fresco, e il cuscino caldo lo lanci, facendolo roteare sulla tua testa e facendolo atterrare al posto di quello appena trascinato. La rotazione non viene fatta per scialarsi, ma è funzionale ad un più rapido raffreddamento. 

4 di Bastoni
Dormire assumendo la forma di 4 di bastoni (carte napoletane, esclusivamente Dal Negro) stando all’esatto centro del letto. Non siete ne a destra ne a sinistra, siete in grado di roteare da un lato e dall’altro. Siete un’entità celeste, asessuata come un angelo, siete qui e siete la e siete ovunque, e pare che ogni volta che si assume questa posizione, da qualche parte del globo, un barbone trova un sacco a pelo della Quechua.

io adesso sono al livello Kung foo Panda, eseguo tutte questi dinamiche ma scendo da un solo lato o dai piedi del letto. 

Non so dirvi quando sarete illuminati maestri shaolin del letto a due piazze, sarete voi a capirlo. Lo scoprirete da soli. 
Come?

quando comprerete 2 paia di ciabatte, una per il lato destro, uno per il sinistro.
buonanotte

Scorza e tutto

-Oh ma lo sai che Standard&Poor’s ha declassato l’Italia sulla soglia della “spazzatura” Cioè non è ancora spazzatura però c’è la possiamo fare.

-E se non è spazzatura cosa è?
-Un po’ meno della spazzatura!
 
Ma qual è il confine sottile che delimita la spazzatura dalla non spazzatura? Come ce ne accorgiamo?
Mi sembra un po’ il paradosso del gatto di Schrodinger, dove per farla breve non solo non sai se il gatto è vivo o morto, ma è entrambe le cose contemporaneamente.
 
Io sento l’esigenza di sapere in che paese vivo. Dando per scontato che non mi piace tanto l’idea di vivere in un paese spazzatura, però se  così fosse, devo saperlo. 
Per quel che mi riguarda io considero “spazzatura” un qualcosa che non mi serve e la riconosco perchè sta dentro un sacchetto. 
Ma chiudere l’Itala in un sacchetto non è possibile. Quindi come faccio a scoprire cosa è l’Italia adesso che non è ancora spazzatura?
Visto che siamo italiani, e la gastronomia ormai è una delle poche cose in cui ancora eccelliamo e visto che mentre scrivo è quasi ora di pranzo, io direi di buttarla sul culinario. 
Praticamente fate finta di aver appena finito di pranzare, e davanti a voi avete il piatto con la scorza dell’anguria o le lische del pesce che avete mangiato a pranzo. Com’era? Io c metto il pomodorino e le olive. No cretino, nel pesce, non nell’anguria.
Vabbè avete nel piatto l resto del pesce che non avete mangiato.
Avete finito di mangiare quindi tecnicamente non è più cibo, ma non è ancora spazzatura, ma lo diventeranno da li a poco quando sparecchierete. Anzi quando lo farà nostra madre perchè siamo una cofana di bamboccioni. 
Ecco cosa è L’italia adesso. L’Italia E’ quella cosa che è rimasto nel piatto dopo che qualcuno ha mangiato. il residuo, il rimmato, lo scartuccio come si dice a Bari.
Adesso puoi fare due cose. Accelerare o rallentare la trasformazione da residui di pesce/Italia nel piatto a spazzatura.
Per rallentarla potresti dire:
“Senti Mà, sta lisca di pesce non assomiglia ancora a quella dei cartoni animati. C’è ancora un po’ di polpa. Sai che c’è? glie la dò al gatto così lui finisce di mangiarla. La lisca resta bella pulita , da manuale, e così risparmiamo pure sul pranzo del gatto e lui è pure contento. E fa le Fusa.
Questa possibilità la chiameremo “decreto del fare di schordinger” per rallentare l’evoluzione dell’Italia a spazzatura.
L’altra evenienza è dire a Mammà “Mà sbrigati a sparecchiare che sta per arrivare il gatto che poi vuole mangiare il pesce che io ho lasciato perchè ho mangiato veramente troppo, datti una mossa, butta tutto che io intanto distraggo il gatto dicendo che tolgo l’ IMU sulla prima lettiera.”
Questa possibilità la chiameremo “decreto del non FARE di schordinger” per accelerare l’evoluzione dell’Italia a spazzatura.
Ma noi italiani siamo famosi anche per avere gusto nell’estetica e nel design, e il design vuol dire anche trovare strade nuove. E abbiamo una classe politica che si è mossa in tal senso, e il PdL ha chiesto di fermare i lavori della Camera per 3 giorni, poi ridotti a 1, per via del processo Mediaset in cui è coinvolto Silvio Berlusconi. In pratica stanno mettendo in atto il “decreto del FARE SCHIFO di schorednger”, ovvero è come se vostra madre mentre sparecchia butta la lisca di pesce e butta pure il gatto. Fanculo i felini!
Mi pare evidente che se siamo ad un passo dall’essere spazzatura, e visto che abbiamo l’esempio della Grecia, siamo nella merda. E visto che il PD  fa orecchie da mercante, temo che  il conflitto d’interessi sia solo una scusa. 
Però io un po’ i politici li capisco, secondo me sono un tantino incompresi.
Perchè proprio non riescono a far capire agli Italiani, che a loro, dell’Italia, non gliene frega un cazzo!