Non potrai trattenerti. Dal leggerlo

Non potrai trattenerti. Dal leggerlo.
La guida alla parte più intima della tua città

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Il nemico formato A4

Oggi voglio essere serio, non voglio scrivere fesserie o storielle. Oggi io faccio un attacco pubblico. Voglio portare alla luce un argomento sommerso di cui non si parla. Oggi voglio parlare degli inattaccabili. Oggi parlo delle caste. No, vi sbagliate, niente notai, niente commercialisti, niente opus dei. Oggi parlo di gente che veramente è in mezzo a noi e hanno traviato le nostre menti fin dalla tenera età.
Oggi non c’è ne è per nessuno. Si, sto parlando proprio di voi: gestori delle CARTOLIBRERIE.

cancelleria
No no non mi fate paura, potete brandire i vostri righelli da 60 cm in resina flessibile e usarle tipo frusta sulle mie braccia, come faceva il mio amico delle elementari Rocco, mezzo topino e mezzo rompicoglioni.

Lo so, siete scioccati quanto me. Io ho realizzato da pochissimo questa realtà, durante una discussione con una persona. Ci siamo presi a male parole perchè io facevo il tifo per il bianchetto con il panciotto e lei per quello a forma di topolino.
Capite? i Cartolai ci hanno messo gli uni contro gli altri. Bambini innocenti che da adulti si trovano a litigare per decidere come ‘ meglio sbianchettare. Pennellino o penna? Bianchetto o lato scuro della Gomma? Li ho ho aperto gli occhi.
I cartolai ci hanno imposto il loro volere quando eravamo giovani e indifesi, costretti ad ascoltarli perchè braccati dall’autorità delle maestre, autorità alle quale le nostre madri non potevano opporsi e quindi obbligate ad accontentarci. Eravamo marionette nelle mani di un perfido Burattinaio: il CARTOLAIO. Sembra uno dei cattivi di Batman.
Figura mitologica ormai legata al passato, eccezion fatta per i nostri amici architetti o giù di li che ancora sono servi della cancelleria.

Il mio astio verso i cartolai nasce dal fatto che vendevano cose inutili che però eravamo costretti a comprare.

forbici punta arrotondata

La prima cosa che mi viene in mente sono le banalissime forbici con la punta arrotondata. Nonostante la loro peculiarità, ovvero di avere le punte arrotondate trattasi di strumenti pericolosissimi. Guardando art attack, infatti, dove individui dal non ancora ben precisato equilibrio psichico riescono a disegnare paesaggi bucolici con il solo ausilio di magliette sudate prese da uno spogliatoio di lanciatori del peso dell’ex unione sovietica e altre pezze varie altrettanto malconce beh vi assicuro che sta cosa mi mandava talemente in bestia che con quelle forbici sarei comunque riuscito ad accoltellare Giovanni Muchacha.
In realtà la cosa che più mi ha sempre infastidito è stata l’impugnatura asimmetrica. Un lato aveva l’anellino, e ci mettevi il pollice. Nell’altro  al posto dell’anellino  c’era un open space, potevi infilarci 3 dita.
Ma perchè?
Devo ritagliare gli angioletti per il bigliettino per i miei genitori a Pasqua, non sono un cazzo di barbiere. Non devo fare la frangetta ai cherubini

Le colle.
Una categoria che mi sta molto a cuore è quella delle “colle”.  Fondamentalmente il mercato era cannibalizzato da tre grandi nomi: Vinavil, UHU (colla a stick) e Coccoina.
Alzi la mano chi ha mai usato la vinavil per incollare.

vinavil
Dai ragazzi, lo sappiamo che la vinavil vendeva soltanto perchè se te la spalmavi sulle mani poi creava una quantità incredibile di pellicine e le giornate trascorrevano messi li a staccarsi pelle di dosso manco fossimo appena sopravvissuti ad’una apocalisse zombie.
Per altro, o la utilizzavi per questo scopo oppure dopo tre giorni era totalmente secca e si faceva un tappo sul beccuccio e da li non usciva più niente.
Colla Numero 2: UHU
uhu

Intanto vi chiedo gentilmente di dirmi come si pronuncia. La chiamano colla a stick perchè obiettivamente non puoi entrare in cartoleria e chiedere “Mi puoi dare una uuu?”
Due sono le cose che fondamentalmente ricordo delle colla UHU. La prima è che andavo sempre fuori dai bordi. Capitava di dover attaccare un pezzo di carta grande quanto un coriandolo, tenedolo sulla punta del dito, mi spalmavo tutta la colla sul polpastrello. Non potevo toccare più niente. Qualsiasi cosa nel raggio di 10 km si incollava a me. La seconda cose che mi infastidiva e sopratutto schifava è che nella colla UHU, quando toglievi il tappo, c’era sempre o un pelo o un capello attaccato.
La terza colla è la: Coccoina.

cocoinaAmmettiamolo. La mia generazione è fatta di tossici della peggior specie- Da piccoli siamo stati tutti drogati, sniffatori incalliti. Non potevi resistere all’aroma di mandorla della coccoina.
Anche perchè non incollava nulla, che cazzo la compravi a fare se non per sniffarla.

Un’altra cosa di cui ho perso le tracce sono i FERMACAMPIONE.

fermacampioneIo a 29 anni non ho ancora capito a cosa servono i fermacampione. Nella mia vita l’ho utilizzato solo per unire le lancette dell’orologio di cartone che costruii alla scuola materna.

Io dico basta ai fermacampione.

L’evidenziatore BLU e quello VIOLA. 

Ne vogliamo veramente parlare? Ad oggi, solo alcuni esemplari di rapaci dotati di un’ottima vista sono capaci di leggere le scritte evidenziate con questi 2 colori. Quello viola io lo usavo soltanto per colorarmi dei finti lividi sulla pelle per convincere Rocco, il mezzo topino, a non picchiarmi. Ma lui era un tipo abitudinario, quindi un pugno me lo doveva comunque dare. L’evidenziatore blu invece è il carlo conti degli evidenziatori gialli.
evidenziatori

I trasferibili.
trasferibili

Prima causa di imprecazione nell’età pre-adolescenziale. Sgratti con delicatezza sulla lettera che vuoi trasferire ignorando che nel frattempo, con il palmo della mano, stai incollando una trentina di lettere sul tavolo.
Tra milioni di anni archeologi troveranno tavole di legno e si chiederanno perchè nella fine degli anni 90 i sapiens scrivevano su tavole di legno cose tipo questa: AAAAAAAAAAAAaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaBBBBBBBBBBBBBBBBBBbbbbbbbbbbbbbbbbbbCCCCCCCCCCCCCCCccccccccccccccccccccccDDDDDDDDDDDDDDDDdddddddddddddddddEEEEEEEEEEEEEEEEEeeeee

Vabbè avete capito.

Le squadre da disegno.

squadre
Non si è ancora capito perchè si ostinavano a venderle con le punte. Le punte si rompevano in 4 giorni. Potevano risparmiarsele. E poi perchè lo zero stava sulla punta? Non lo potevano mettere alla fine, sull’angolo?
NO, sulla punta, e le mie misurazioni partivano da 4 millimetri.

Le gomme che cancellano la penna. gomma pelikan esagonale


Una delle più grandi truffe del secolo, in particolare quella esagonale, non cancellava nulla e non rotolava

neanche. Anzi se cadeva rimbalzava ovunque fin sotto la cattedra della docente di educazione tecnica settantaquattrenne che si toglieva le scarpe per dondolare i piedi sotto la sedia (si questa descrizione è molto autobiografica).

I raccoglitori ad anelliraccoglitori ad anelli


Perchè al posto di una semplice molla negli anelli di questi raccoglitori, un giorno qualcuno ha deciso di mettere delle tagliole, delle trappole per orsi. Se per sbaglio quando chiudevi un anello avevi un dito (solitamente il mignolo) in asse con il terzo anello era la fine. Dolori lancinanti. Pensate che io per soffrire meno mi toglievo calze e scarpe e cominciavo a dare calci agli spigoli dei mobili per attenuare il dolore alle mani.

La lista è lunga. Potrei continuare. C’è il curvilineo, il normografo, il compasso con le braccia telescopiche allungabili fino a 600 metri, le rapidograph e la carta millimetrata.
Per anni io ho maneggiato materiale dal costo pari al PIL della Norvegia con il benestare di mia madre.
E tu cartolaio sei il responsabile di questo post, di questo delirio senza senso.
Vorrei venirti a cercare e dirtene quattro di persona. Ma so già che alla fine mi convinceresti a comprare il goniometro per la misura degli angoli in radianti. E io questo no non posso accettarlo.
Hai vinto tu.

PS:
Magari ti scrivo una lettera, chissà se riesco a scriverti qualcosa con i trasferibili che mi sono avanzati:

a O N c u l v F f A

Perchè il Legendiario e perchè Legendario

Perchè il Legendiario e perchè Legendario

Ci sono grandi quesiti a cui l’uomo non è in grado di rispondere. Perché si forma la lanetta nell’ombelico, perché Chiara Galiazzo fa le pubblicità della TIM, e se esiste un carrello della spesa che quando lo usi non se ne va a totale cazzo e dalla parte opposta rispetto a dove lo stai spingendo. Oggi risponderò a 2 domande tipiche che vengono poste a chi ha un blog.
Perchè un blog? Semplicemente perchè mi viene facile scrivere, nel senso che non è un impegno ma una cosa che mi rilassa. L’ho sempre fatto. E lo faccio su di un blog perchè mi piace che la gente lo legga. Se così non fosse avrei continuato a fare come ho sempre fatto, scrivere ad uso personale.
Come un drogato.

L’altra domanda é: ”perché  Legendario?” Da cui deriva poi il nome del blog.
Siete curiosi vero?
Probabilmente no. Ma ve lo piego comunque, perché la spiegazione che le persone ne danno è diversa da quella che è la vera motivazione. E la cosa non mi dispiace affatto, anche perchè ora che ve lo spiego, capirete che l’obiettivo era proprio che venisse mal interpretato.
A molti ho detto che deriva dal rhum. Il Legendario, appunto. Si mi piace, per quanto possa piacere ad una persona a cui il rhum di base non fa impazzire. In realtà il rhum non c’entra niente. Era solo la risposta più facile e che costava meno fatica.
Sinceramente, se uno si presentasse, nel senso che leggessi o sentissi qualcuno che si fa chiamare così, “Legendario”, la prima cosa che penserei è “ma Legendario de che, chi ti credi di essere”.
Quindi se avete pensato qualcosa del genere, siete pienamente giustificati.
Le ragioni di questo soprannome sono diverse.
Prima di tutto: si scrive con una “g”. Chi lo scrive, o lo usa come soprannome, spesso lo pronuncia con due g. Praticamente lo scrive male: e qui c’è il primo motivo.
Per uno che lotta ogni giorno per far scrivere correttamente il proprio cognome, tutto unito, e non staccato, scegliere un soprannome fraintendibile è uno scherzo che ho fatto a me stesso. Mi sono auto preso per il culo.
Questa cosa, dell’errore di ortografia la si poteva ottenere con qualsiasi parola. Ma il senso sta proprio nel significato della parola. Leggendario, con 2 g, serve ad indicare uno famoso.
Uno le cui gesta sono note.
Uno che tutti conoscono.
Uno che senti sempre nominare in giro.
Uno che per tutti questi motivi praticamente è sempre intorno a te.
Uno che ad un certo punto per tutti imotivi sopra elencati ti sta sul cazzo anche se non lo conosci.
Ecco. Io sono sempre stato uno di quelli che stava sul cazzo anche se non lo conosci. Questo è quello che mi hanno sempre detto un sacco di amici. Dopo che siamo diventati tali. All’inizio sto antipatico. Non ho mai capito il motivo di questo primo impatto che davo. Avrò un atteggiamento particolare, il fatto di essere casinista. Grazie a dio poi, per quelli che sono diventati amici, sono riuscito a ribaltare quello che era un pregiudizio o per lo meno un’idea sbagliata. Per altri invece antipatico ero, e magari sono diventato odioso una volta che mi hanno conosciuto.
Voi direte “ma se queste sono le motivazioni allora dovevi chiamarti Leggendario con 2 g”.
E no. Perché invece la legenda è quella cosa che ti aiuta ad interpretare qualcosa. Vicino alle cartine, vicino ad un grafico. E quindi visto che il mio atteggiamento era sempre mal interpretato, magari serviva qualcosa per interpretarmi. Una volta una persona mi disse che io avevo bisogno di una legenda per essere capito. E quindi Legendario.
Essere la legenda di me stesso.
Ecco, adesso sto sul cazzo pure a voi :)

Olimpiadi invernali: quello che non vi dicono e io invece si

A partire da oggi, e non so per quanto tempo, nel senso che non lo so io, ma fino ad un certo giorno, degli uomini e delle donne straordinarie faranno delle cose straordinarie. Abbatteranno record, distruggeranno privati, ma sopratutto distruggeranno me, che quelle cose li non le so fare.
-“Vabbè Giova sai fare tante altre cose”.
Tu voce della mia coscienza, almeno tu, non prendermi per il culo, non è vero, non so fare niente.
Per questo io ogni anno scrivo al Comitato Olimpico Internazionale, il CIO, battendomi per introdurre nuove regole e nuovi sport in cui io forse potrei ritagliarmi una nicchia.

PATTINAGGIO ARTISTICO CASUAL FRIDAY
I pattinatori. Ma dico gli avete visti? Ma c’è bisogno di vestirli come Cristiano Malgioglio? Io li farei pattinare in Jeans.
-“Ma così non potrebbero fare le loro evoluzioni?”. Si è vero, ma vuoi mettere la maschera di dolore sul volto degli uomini quando fanno la spaccata in volo e gli si strizzano le palle? Ne guadagnerebbe lo spettacolo.

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CURLING
Il curling voi non lo sapete ma è la metafora della vita. Un sacco di gente che scopa e voi che li guardate scopare. Chi scopa di più e più forte vince. Anche qui, a questo punto io partirei dall’abbigliamento. Lo facessero nudi. Se si vergognano al massimo spegniamo le luci dello stadio del ghiaccio.

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SLITTINO
Io non riesco a considerare lo slittino uno sport. lo so che c’è un super lavoro dietro, che ci sono persone che ci campano praticando lo slittino. Però io lego ad un gioco di quando ero piccolo. E allora penso che se magari avessi continuato, se mi fossi applicato di più adesso sarei a Sochi a giocarmela. Invece no. Per lo slittino la mia soluzione sarebbe trovargli un nome un po’ più serio, tipo MEGATRON KILLER 908. Qualcosa che faccia paura. Come fai a prendere seriamente slittino. Non capisco perchè allora durante le olimpiadi estive non esista uno sport che si chiama gira la moda. Maddai

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HOCKEY SUL GHIACCIO
Io non impazzisco per l’hockey. Ma solo per il fatto che non vedo il disco. Ci ho provato, ma quando la guardo mi sembrano tanti omoni che girano a cazzo pattinando, poi capita che si guardano “facendo brutti” con lo sguardo e ad un certo punto si menano. Ma si menano forte. Anche qui vale il detto “chi mena per prima, mena 2 volte”. La mia soluzione? Togliere le porte e il disco e lasciare che si menino e basta. Però vale solo tirarsi i capelli e i pizzichi. Omoni di 1.90 che litigano come delle signorine.
Ad uscirne sconfitto, ancora una volta, è lo sport.

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COMBINATA NORDICA
Sci di fondo e salto del trampolino. Questa è la combinata nordica. Una noia mortale. Converrete con me che a questo punto la potevano chiamare Combinata cheppalle. Qui c’è aria di rivoluzione gente. Cambio radicale, le due nuove discipline saranno Bombardino e slalom. Capite bene che i primi 4 giri vanno lisci, poi quando il bombardino comincia ad entrare in circolo diventa divertente. Bisogna solo avere pazienza. Se poi anche il pubblico cominciasse a bere bombardino sai che risate.

SALTO CON GLI SCI
Resta tutto com è. Tranne per il fatto che agli sci mettiamo dei propulsori. Vince chi sopravvive. Abbiamo fatto gia dei test, abbiamo cominciato nel ’74.
Ad oggi non abbiamo ancora nessun vincitore.

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SKELETON
Qui vorrei soffermarmi per più approfonditamente.
Per i meno esperti lo skeleton non è altro che lo slittino al contrario, cioè si scende a pancia sotto. Nello slittino (gira la moda, n.d.r.) si scende a pancia sopra. Hanno invertito. Chi lo ha inventato questo sport? Portatemelo qui, che gli devo parlare.
Ognuno di voi adesso ha un compito. Inventare uno sport al contrario.
Io ho inventato il Ballamazz. E’ tipo il baseball però si gioca in questo modo. Uno lancia una mazza, e l’altro deve respingerla colpendolo con una pallina e cercando di respingere la mazza facendola arrivare più lontano.
Fatelo anche voi. Invertite un gioco.

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Scherzi a parte ieri ho visto la cerimonia di apertura, e come molti di voi, ho sorriso vedendo l’ingresso delle piccole delegazioni, tipo Cipro, Gibilterra. Composti da 2 o 3 persone, non di più. Se la giocheranno con superpotenze tipo il Canada o gli USA.
Io li ammiro perchè comunque loro, sono li, hanno lottato per esserci, e se la vanno a giocare contro mostri sacri, però, non sai mai come può andare.
Steven Bradbury insegna

Ma li ammiro sopratutto perchè fanno una cosa che a molti spesso non è concessa, ovvero il loro lavoro è fare quello che amano di più. E’ quella è già una medaglia d’oro

Evvia gli olimpiadi ed evviva chi ci prova, sempre e comunque
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Primo appuntamento. Cosa ho imparato da “colpo di fulmine” con la Marcuzzi e Walter Nudo

Un mio amico mi ha fatto leggere un articolo di una ragazza che si occupa di fashion e mi ha chiesto cosa ne pensassi. Perchè? Perchè proprio a me ha chiesto di leggere un blog di moda. Fosse per me le infradito non sarebbero mai nate e gireremmo ancore con le ciabatte De Fonseca, quelle con la fascia.
ciabatte
Cos è ‘sta discriminazione che l’alluce deve stare separato dalle altre dita. Io sono il Martin luther King dei piedi. Tutte le dita sono uguali.
A parte questa breve disamina fetish sui piedi non sono qui per parlare di ciabatte. Ma per dare una risposta, come mio solito, ironica, al post che, per completezza di informazione potete trovare qui: http://www.fashionistawearschanel.com/2014/02/il-primo-appuntamento.html

RIPETO, è solo un punto di vista a volte esasperato. I primi appuntamenti sono belli perchè sono la cosa più innaturale del mondo. Sia lui che lei pesano e misurano tutto quello che dicono o fanno. Quindi se qualcuno se la prende non ha capito il senso del post.

Come avete potuto leggere ( e se non lo avete fatto vi dico cosa succede in breve: c’è un elenco, una classifica se vogliamo, dei vari tipi di primi appuntamenti tra un uomo e una donna e sull’atteggiamento del maschio. Ovvero il suo approccio alla prima uscita)

Cercherò di ricalcare il i profili descritti da Lala, riportando quello che lei ha scritto. Cominciamo

PROFILO 1
Secondo Lala:
“Lui, il classico ragazzo che non chiama nemmeno se gli fai una ricarica da 20 euro, ma si diverte un sacco a sparlocchiare su Whatsapp a qualsiasi ora del giorno e della notte, “Cosa fai” “Cosa stai mangiando” “Sei a casa da sola, io guardo la tele” con emoticons e annessi “Ihihihih” “Huhuhu”.
Nel caso l’elemento fosse questo: SCORDATI DI ACCETTARE UN APPUNTAMENTO, ma nemmeno un saluto al citofono. NEIN. NO. ZERO. NON SI FA. CACCA. Anzi, se hai una nemica, presentaglielo.

Secondo me:
Spesso i maschietti si esibiscono in acrobazie circensi su whatspp, per 2 motivi.
Punto primo quando affermi che LEI se vuole uscire con lui, glie lo fa capire, beh non è proprio così. Spesso quello che le donne credono di far capire in realtà per gli uomini risulta come quando mi è capitato di ascoltare una filastrocca canticchiata in un diletto utilizzato in piccole zone a sud del Maghreb. Non si capisce un cazzo.
Per equità bisogna anche dire che anche gli uomini a volte mentono. Un esempio banale. Quando a te donna capiterà di dormire nel letto con il tuo lui, e poggerai il tuo collo sul suo  braccio, e gli chiederai “stai Scomodo?” e lui ti dirà no, accarezzandoti i capelli piegando la mano in un’angolo innaturale, sappi che quel “no” tradotto in italiano suonerà più o meno come “Signore ti prego uccidimi, e fallo subito mi sento schiacciato come il water di Giampiero Galeazzi.”
Ma tornando whatsapp, l’uomo scrive “ciao come stai” oppure “Ho azzeccato la parola della ghigliottina dell’eredità” perchè in realtà sa che non sta scrivendo solo a TE ma al team di esperte costituito dalle tue amiche del cuore che valuteranno ogni singola parola che verrà scritta, e non PUO’ sbilanciarsi. L’uomo che usa whatapp spesso non sta scrivendo un messaggio, sta solo cercando di capire come non fare incazzare le tue amiche. Tu te lo immagini come un tizio che scrive sul cellulare mentre la situazione reale è più simile ad una di queste due, dipende da che amiche hai:

mattone                   loahn

PROFILO 2 il chiacchierone

Secondo Lala:
Quello che hai conosciuto in un locale o ad un aperitivo, dopo aver parlato per circa 2 ore sul “Cosa fai qui” “Di cosa ti occupi” “Cosa fai nel tempo libero” “Vivi da sola” “Vai in palestra” “Hai cani o pesci rossi” “Io adoro cucinare, tu sai cucinare” “Mi manca mamma” “Non ci sono più le mezze stagioni” “Adoro il cinema, il mio film preferito è l’ultimo che ha vinto l’Oscar, non mi ricordo il nome.”

Lui, il tizio che adora parlare nei locali assordanti dove devi solo sgolarti e applicarti e leggere il labiale, dove, pur di farti capire, impari il linguaggio dei segni, bene, questo elemento non ti chiederà mai il numero di telefono, al massimo ti saluterà con un  “HAI FACEBOOK? COSI RESTIAMO IN CONTATTO.” e voi tornerete a casa senza voce, ma con gli occhi fissi su facebook, che non si sa mai si decida ad aggiungervi da un momento all’altro.
E NON VI HA NEMMENO OFFERTO DA BERE.
L’AVIDO CHIACCHIERONE E’ NO.

Secondo me:

Chiedere il numero di cellulare è giusto, o meglio, sarebbe la cosa più giusta da fare. Solo che spesso chiedere il numero appena ci si conosce viene interpretato come “questo ci sta provando e subito mi chiede il numero chissà a quante lo ha chiesto questa sera”. E’ anche vero che se non te lo chiedo come faccio a rintracciarti. In ‘passato era più facile, quando non c’erano i minuti gratis verso tutti, potevi rompere il ghiaccio chiedendo ” ma tu hai TIM o Vodafone?” Chiedere di essere aggiunti su facebook rende tutto più soft. E’ quasi come chiedere il numero di telefono ma un po’ meno del numero di telefono.
Praticamente ti sto chiedendo il prefisso. Il numero verrà dopo.

PROFILO 3

Secondo Lala
Stesso posto, ma elemento diverso.Lui, il tipo della notte, il macho, quello che fa il figo, quello che se la mena, quello che con uno sguardo pensa di averle tutte ai suoi piedi, quello che prende tavoli con gli amici in tutti i locali, quello che si aggira dopo le 19,30 SEMPRE con un bicchiere nella mano destra, ma quando lo becchi da solo, di pomeriggio, per strada, sembra un pulcino spaventato e l’unica cosa che riesce a dirti è “PIO! Ehm, Ciao.”
Lui è il tipo dalla doppia personalità. Che ve lo dico affà? Scappà.

Secondo me:
Qui non so veramente cosa rispondere. E’ un soggetto che non ho mai visto e sinceramente spaventa anche un po’ me quindi ok, qui scappa e nasconditi. Al suo PIO io risponderei con un “PIO? MA PIO DE CHE? PIO DE NA MIGNOTTA!

PROFILO 4

Secondo Lala
Quello che conosci in palestra. Si sa, c’è chi va in palestra per allenarsi, quello con l’iPod, quello che non ti fila manco di stricio, e poi c’è quello che va in palestra e fa il finto ginnico. Lui decide l’abbigliamento da palestra peggio di una donna. Lui non prende la prima maglietta e il primo pantalone. Ogni giorno ha una tshirt diversa, ha tutti gli accessori giusti, la fascia al braccio tipo capitan Totti, si fa il codino, fa finta di sudare buttandosi addosso un po’ d’acqua mentre beve, alza i pesi con grugnito “Aaargh!”, si scatta un selfie mentre è seduto di fronte lo specchio e finge di aspettare il turno per gli attrezzi. Lui è il peggiore. Vanesio gli fa un baffo. Lui vuole piacere, si sente figo bello e vuole fare il modello. Peccato i 20cm in meno. “Ehi, ciao, è la prima volta che vieni qui? Non ti ho mai vista.”  (Ovviamente finge, vi ha già puntate e studiate 2 mesi fa.) “Perché non mi dai il tuo numero, così ti dico quando IO vengo in palestra e VIENI ANCHE TU.” CHEEE?  “Potremmo andare qualche sera, dopo la palestra, a bere un centrifugato, sai, ci tengo alle calorie.” ALZATE I TACCHI O DATEGLIELI IN TESTA.  Fate voi, per me è uguale.

Secondo me:
Questo tipo di individuo esiste. E’ innegabile. E’ quello che urla sempre in palestra e tu pensi stia sollevando 300 kg con l’occhio e poi ti giri e in realtà sta solo sbadigliando. Esiste anche il suo corrispettivo femminile però. La donna della palestra è quella che fa tutti gli esercizi con il petto in fuori. E’ iper attenta al dettaglio. Se indossa il pantalone dimensione danza non indosserà mai la maglietta della Freddy. Mediamente viene salutata da tutti quelli che frequentano la palestra. Ma per riconoscerla ti basta appostarti vicino agli armadietti. Finiti gli allenamenti la vedrai entrare negli spogliatoi, pezzata, sudata come un kebap, e quando uscirà 50 minuti dopo sarà vestita che sembra stia andando a presentare la finale di sanremo e invece tornerà a casa a mangiare un’insalata scondita “anzi no, sono andata in palestra, fanculo, vado a stuprare il divano mangiando pane nutella e grey’s anatomy.” Seguiranno lacrime.

pianto

PROFILO 5

Secondo Lala:
Un ragazzo carino e sorridente si avvicina in qualsiasi posto e in qualsiasi luogo “Ciao, posso offrirti da bere?”  “Sì.” “Mi farebbe piacere rivederti, mi dai il tuo numero, giuro che non userò solo Whatsapp, che ti chiamerò quando vorrò sentirti, che come primo appuntamento non ti inviterò a casa mia, che verrò a prenderti sotto casa, aspetterò e non farò commenti anche se non sarai puntuale, che non indosserò mai e poi mai Hogan e mutande con la scritta UOMO. Ah, sei molto carina.” Bene, LUI è LUI. Possiamo dargli una chance.

Secondo me:
Ma non si stava parlando di uomini? No perchè sopra io leggo la descrizione di un cucciolo di labrador appena svezzato e tolto all’affetto della madre morta in tragiche circostanze. E poi a voi donne non piaceva l’uomo stronzo? Troviamo un accordo. Prima o poi questa storia dovrà finire. E comunque se in vetrina da intimissimi mettono sti boxer, evvia l’intimo UOMO
intimissimi

REGOLE DA SEGUIRE
Secondo Lala:
Sono poche e facili. Bisogna saperle. Sono le basi. L’abc. Possiamo farcela.
– Non organizzare l’appuntamento tramite messaggi, che siano messaggi privati su Facebook, iMessage o Whatsapp poco importa. ALZATE LA CORNETTA, fate vedere che sapete anche parlare ed esser sicuri di quello che volete, cioè Lei.
– ANDATE A PRENDERLA. “Ci vediamo lì a quell’ora” lo dite ai vostri amici, non alle ragazze. Se non avete l’auto, fatevela prestare o presentatevi in taxi, in moto, motorino, pedalò o triciclo, basta che sia un mezzo di locomozione. E con mezzo di locomozione non intendo né metro e né tram.
– Presentatevi sotto casa sua, all’ora stabilita, MAI PRIMA, 10 minuti di ritardo sono concessi, anzi, lei vi ringrazierà.
– Non azzardate dei fiori. NO. Cioccolatini nemmeno. Non è San Valentino, è un appuntamento, queste cose troppo sdolcinate a noi non piacciono, non vi conosciamo ancora, non sappiamo nemmeno se limonarvi o meno, lasciateci pensare liberamente, aria!
– NON AZZARDATE LA CRAVATTA NEMMENO SE STATE USCENDO DIRETTAMENTE DALL’UFFICIO. LEVATEVELA.
– La canotta non ne parliamo proprio, ve la mettete in palestra e nemmeno.
– USCITE DALLA MACCHINA!! Ma possibile che andate a prendere una tipa, lei scende e vi trova al telefono, mentre fate un giretto su facebook, o su whatsapp che chattate con l’amico o, peggio ancora, con l’altra tizia che vi piace, o peggio peggio peggio ancora, a farvi una partitina a Ruzzle?
-METTETEVI IN PIEDI FUORI DALL’AUTO, come i fighi nei film, con le spalle sulla portiera e la testa un po’ inclinata. Quando lei aprirà il portone, toccatevi il ciuffo e andatele incontro. +10 PUNTI, DIECI!

Secondo me:
-Non vi mettete per forza il tacco 12. L’uomo in questi casi è gonfio di ormone, riuscirebbe a contare al massimo fino a 8. E poi camminare è bello. Spesso nei centri storici ci sono i sampietrini. Camminare con una persona che si vede che soffre perchè ha i piedi gonfi come la faccia di Loredana Bertè invece non è tanto bello.

TACCO

-Spesso l’uomo resta in macchina perchè ha già progettato che canzone fare partire nell’autoradio della macchina, Voi non lo sapete ma è così. Fateci caso la prossima volta. Guardate il timer della radio la canzone sarà partita da non più di 15 secondi. Premerà il tasto play appena vedrà la luce della tromba delle scale che si accende o l’ascensore che si muove.
-Il locale si, lo sceglieremo noi. E’ giusto. Però sappiate che una prestigiosa università americana ha dimostrato che al primo appuntamento capiterà o il posto vicino alla porta d’ingresso (farà freddo) o vicino al corridoio (ci sarà poca tranquillità perchè passerà un sacco di gente) oppure vicino al bagno (passerà un sacco di gente + puzza di merda).
-Baciarsi fuori dall’auto si può essere molto bello, un po’ meno se abiti ancora con i tuoi e tuo padre sta fumando sul balcone. Alle 3 di notte.
-Condivido anche che il messaggio della buonanotte lo sappiamo che vi piace, ma siccome ci avete sempre detto che vi piace lo stronzo, a volte non lo mandiamo. Sappiate però che se voi donne non lo ricevete mi dispiace dirvi che per noi uomini non sarà lo stesso.
A noi squillerà ad una certa ora il cellulare, ci sarà un SMS inviato in piena notte, e sarà del nostro migliore amico, che  era a conoscenza del nostro “appuntamento” e in maniera molto delicata ci invierà un messaggio, dove non ci sarà scritto: “ho passato una piacevole serata. Dolce notte” ma un più profondo e sentito
-“Beh? Hai scopato?