Noi, i ragazzi dello zoo della stazione di Bari

Quando sei adolescente succedono un sacco di cose.
Storie che ti porti dentro e che un giorno racconterai ai tuoi figli o ai tuoi nipoti.
E io aspetto quel momento per raccontare la mia storia.
Quando mio figlio sarà seduto sulle mie gambe e mi dirà
-“papà, dammi qualche consiglio su come sopravvivere a questa dura vita”
Bè io, gli racconterò questa storia.

Quando ero adolescente, uscivo dallo Scacchi, e dovevo andare a prendere il treno.
Mi toccava attraversare interamente Piazza Moro. La piazza della stazione centrale.
staz
Fino al 2001 quella era terra di nessuno. Avete mai visto Godzilla aggirarsi in Piazza Moro, o bere alla fontana?
No. Perchè aveva paura di loro.
I TOPINI.

Talmente veloci e letali che in un antico manoscritto rinvenuto agli scavi di piazza mercantile, essi venivano descritti come esseri mitologi metà topini e l’altra metà pure, talmente erano topini.
Come i maiali si nutrivano di tutto, orologi, soldi, anche penne. Così avanti nella loro economia, che già da subito se prima ti chiedevano mille lire, passarono direttamente a ” oh trmmà tin l trris, ao damm’un eur.
DAMMUNEUR
C’erano pochi modi per sfuggirgli
Uno era avere un amico ammanigliato.
Io ad esempio avevo un topino che veniva nel mio liceo. Cioè non è che veniva allo scacchi.
Nel senso che non frequentava nessuna sezione. Veniva “a fare le frecce bianche” ai liberty. E le vendeva il sabato sera allo Stradivari agli stessi proprietari a cui li aveva rubati la mattina, millantando di avere un cugino che abitava “do dret” e che aveva fatto un incidente, con un liberty. Motore distrutto e da buttare, ma le frecce miracolosamente sane.
la dimostrazione che se sei un genio puoi fare fortuna anche se non nasci nella silicon valley.
L’altra possibilità per sopravvivere era vederli o sentirli arrivare.
Li sentivi perchè si muovevano a gruppi e si davano gli schiaffi. Così, per gioco. per temprare la loro anima e dimostrare la loro forza. Schiaffi e schicchere che avrebbero fatto svenire anche…nessuno. Quelle schicchere non ti facevano svenire, ti smaterializzavano. Quando ti risvegliavi era già troppo tardi. Ti ritrovavi smontato e rimontato con altri pezzi di malcapitati.
Lo facevano per tenersi allenati per quando smontavano i motorini rubbati.
Tutto questo fragore di ossa rotte, morte e sangue coagulato ti permeteva di sentirli avvicinare.
Ma adesso è tutto inutile.
Adesso hanno inventato i motorini elettrici.
Silenziosi e invisibili come i ninja.

Però devo essere grato a queste persone. Mi hanno insegnato a vivere la strada.
A non sapere mai che ora fosse, per evitare di mostrare l’orologio. A essere parsimonioso e a non uscire con i soldi.
A comprare penne economiche perchè comunque sarebbero finite nelle mani di “Renzucc”. Per farne cosa nessuno lo sa.
Ma sopratutto mi hanno fatto conoscere una persona di cui non so il nome, ma che all’ennesima richiesta di soldi per il terzo giorno di fila, si presentò a me e mi disse
– Aoh m raccomand, ‘ca i so u figghi du squaaaaaal.

Ciao figlio dello squalo.
Tua madre immagino chi sia.

E questo quello che ho imparato dalla vita figlio mio.
Qualsiasi cosa farai nella vita, qualsiasi persona incontrerai nel tuo viaggio, e qualsiasi luogo vorrai raggiungere, ricordati figliolo, prendi L’autobus.
Che il treno è pericoloso.

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