Le uova fanno bene

Il mio primo giorno di scuola è una di quelle date indelebili nella mente di ognuno. Io ricordo distintamente il mio primo giorno allo scacchi, fu importantissimo. Successe qualcosa che avrebbe cambiato radicalmente il mio quinquennio scacchista. 

Ricordo una bella giornata, e il rumore classico del traffico del ponte corso Cavour (se sei di Bari hai sicuramente letto Càvour). Ma tutto a un tratto il rumore cambio, il suono pesante delle auto lasció posto al ronzio fastidioso di diversi motorini 50. Stavano arrivando gli scooter. 

  Ognuno con 2 persone a bordo. 

Allora era vero, non era una leggenda metropolitana. Stava per avere inizio l’antica giostra medievale del LANCIO DELLE UOVA ALLE MATRICOLE. 

Attimi di panico. Tutti che scappano in cerca di un riparo che non c’è. Ricordo poco. Ma impressa nella mia mente c’è una scena.

Un uovo che parte da una mano, e vola fiero verso il suo bersaglio designato, che di spalle è ignaro di ciò che sta per succedere. Qualcuno si lancia a rallenty come nella famosa scena di “guardia del corpo” nel tentativo di evitare un evento che avrebbe avuto conseguenze disastrose per l’umanità. 

Niente da fare. Il Bersaglio è stato scelto, e il letale ovetto è pronto a portare a termine la missione e sacrificare il suo carico proteico. 

SPLOFFFFFFFF!

….

Scende un silenzio assordante. L’unica cosa che si sente sono i pezzettini del guscio dell’ovetto kamikaze che cadono per terra. 

Poteva colpire chiunque, matricole, professori, passanti, oppure infrangersi contro un muro. E invece no. 

L’involucro calcareo dell’uovo va ad infrangersi proprio lì, sulla testa della massima autorità scolastica. Al centro della sua lucidissima pelata. 

Sua maestà Manzari, il bidello, è stato colpito. 

In quell’istante tutto si fermò. Tutti quanti si resero conto che quello fu un grave errore. Perfino la Giasi, nota per la sua autorità, pensate che soltanto fissandola per più di 4 secondi vi provocava sanguinamento dell’orecchio, esclamò le seguenti parole, degne del più grande colossal hollywoodiano, mentre fissava l’albume candido che cominciava a colare sulla calotta cranica del Manzari: “che il signore Gesù abbia pietà di noi.” 

I treni alla stazione si fermarono, i topini di piazza Umberto cominciarono a commettere atti di cannibalismo gli uni verso gli altri, le borse crollarono e Santina svenne. 

Io non sapevo chi era la persona colpita, ma sin da subito capì che doveva essere un pezzo grosso viste le reazioni della gente. 

Quindi mi avvicinai e gli offri un fazzoletto.

Senza guardarmi, prese tutto il pacchetto ed entró nel corridoio. E li sparì. 

La folla si disperse e tutti entrammo in classe. 

Giorni dopo lo incontrai. 

Si ricordava di me. Non mi disse grazie, ne tanto meno me lo aspettavo. Gli a avevo dato solo un pacco di fazzolettini. 

Parlammo. Scopri che come me abitava a Modugno. Diventammo amici. Mi veniva a chiamare millantando di essere richiesto in presidenza dal preside in persona, salvandomi da interrogazioni che sarebbero finite in un bagno di sangue. E mi diede una copia delle chiave del potere. La chiave dell’ascensore dei professori. Potevo fare su e giù senza farmi 8 rampe di scale. 

Fu un grande giorno il mio primo di scuola e lo furono tutti quelli passati in quel manicomio li. 

Quindi in bocca al lupo a chi comincia oggi e ricordatevi, se volete avere successo nella vita, portatevi i fazzoletti