Perchè la vita non è altro che una partita a Tetris

I videogiochi influenzano la realtà e la crescita dei bambini?
Boh, non lo so, può essere.  Non sono un grande fan dei videogames. Anche se con questa moda del fluo, ieri mi ha attraversato la strada una tizia vestita tutta di giallo fluo, seguita da tre amiche sue vestite da blu fluo, rosso fluo e verde fluo. Mancavano solo dei pallini gialli per terra e sarebbe sembrato pac man nella vita vera, quindi si, forse qualcuno si lascia influenzare.

 

pac

Ma al contrario funziona?
Nel senso, noi influenziamo i video game? Sicuramente si.
Da qualcosa dovranno trarre ispirazione. Voglio dire una archeologa  mezza velina e mezza bonazza, armata come robocop, in shorts e canottiera e con  2 tette enormi che assomigli a Lara Croft sicuramente sarà esstita.
Ma quello che mi balenava in testa è: ci sono giochi che non centrano niente con la vita reale che però poi a pensarci bene somigliano alla vita reale.

No non sto pensando ai pokemon anche se ho un amico che soffre di aerofagia e non lo distingueresti da Charmender quando sputa le fiamme.
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Bisogna andare molto lontano sia come evoluzione di grafica sia se invece parliamo di data di uscita del gioco a cui sto pensando.
Bisogna tornare bambini, qualcuno forse anche spermatozoo.
Io pensavo al tetris.
tetris_dos_1986

Cosa è il tetris. Tu hai il tuo spazio vuoto, ne puoi fare ciò che vuoi. O almeno credi. Ma non hai neanche il tempo di pensare a come arredarlo, cosa farne, se organizzare una grigliata o una partita di lupus in tabula che cominciano ad arrivarti delle cose, che invadono il tuo spazio. Simili per costruzione ma comunque diverse, e se le usi bene, sfruttandole al massimo del loro potenziale, ti fanno andare avanti senza problemi. Se invece sei superficiale sti cosi invadono il tuo spazio, lasciando dei buchi che non puoi riempire e che ogni volta che li vedi ti sale un embolo, e ti incasinano tutto. E tu impieghi il tuo tempo a cercare di vivere la tua vita, perchè alla fine nei videogame uno ha le vite, beh insomma cerchi di prolungare al massimo la tua vita facendo tutto in maniera ordinata così non arrivi con l’acqua alla gola. E poi hai quella musichetta, (se non la ricordi clicca qui) ritmata al punto giusto, fai quello che devi fare senza fiato sul collo e vai avanti e più sei bravo e più vai avanti, e più quella musichetta diventa incalzante e sai che se sta suonando cosi è perchè sta per finire il tempo, te ne resta poco. E arrivi ad un certo punto che cerchi di fare tutto il più in fretta possibile prima che finisca il tempo e perdi la vita.
La Vita?
Effettivamente se ci pensate bene, visto così, a me il tetris mi sembra liberamente ispirato alla vita vera. E i cosi che cadono non sono altro che le persone che incontri, le cose che fai, le tue scelte e le cose che non scegli. A volte fai le scelte giuste, a volte sbagliate, a volte ne fai una sbagliata però subito dopo ne fai una giusta piazzata nel posto giusto e quelle due si compensano. Ma la difficoltà non è solo dove la metti, ma sopratutto cosa ti capita.

boardgame_tetris-closeup
Il quadrato è comodo. Come lo giri e giri a lui non glie ne frega niente. Un pò come il sopra del pigiama di inverno e fa un freddo cane e state morendo di sonno e state facendo petting con il piumone da almeno tre quarti d’ora, capita che ve lo mettete al contrario per la fretta, però “oh, fanculo, lo tengo al contrario tanto devo dormire e sono da solo” (questo vale solo se non vi vede vostra madre che potrebbe dire ” e se muori nel sonno e ti trovano con il pigiama al contrario cosa devono pensare le persone?”
Vabbè insomma il quadrato è abbastanza liscio. lo giri e lo smonti, li è, sempre uguale. D’altronde anche Pitagora diceva che “il quadrato costruito su un quadrato forma un rettangolo” e quindi…
Poi c’è la T, che non è una T, è una T nana. A me la T mi esaltava, perchè era complicata però ogni tanto si creava un buco giusto giusto per la T e quando la mettevi li nel posto corretto io mi sentivo come Arnold Schwazenegger in “atto di forza” quando metteva la sua mano nel’impronta dove c’erano solo 4 dita. La potenza.

La T nella vita reale la paragonerei a quelle cose per cui lotti, ci costruisci tante cose attorno, anche con difficoltà. E quando ci riesci sei soddisfatto. evviva la T

Poi ci sono le L. quelle mi sono state sempre un po’ sul culo. Perchè un posto adatto non lo avevano quasi mai. Difficilmente ti svoltavano la partita, però c’erano e te le prendevi: sono le cose che ti capitano, indipendentemente dal tuo volere, però non danno troppo fastidio. E’ tipo quando piove a pasquetta. Piove per tutti. Amen.
E poi ci sono le I. A dir la verità ne cadevano proprio poche. Però se arrivavano nel momento giusto ti svoltavano. Potevano liberarti 5 piani del tuo spazio. Sono gli amici, una fidanzata, i tuoi genitori. Quando meno te lo aspetti, la svolta. hip hip urrà per le I.

Le ho lasciate per ultime, mentre scrivevo ci pensavo e già mi usciva il sangue dal naso.
Le Z. Minchia le Z. un dito nell’occhio. le zeta erano i merdoni. Sopratutto in orizzontale, incastrarli era quasi impossibile. E quando riuscivi a piazzarle comunque ti creavano un altro gradino, e li dovevi diventare Brunelleschi, dovevi incastrare, scolpire uno spazio per allisciare tutti quei gradini. Le Z, prima o poi arrivano, a volte da sole, a volte una dietro l’altra. Sono le cose brutte. le perdite, i litigi, le delusioni. Arrivano a tutti, anche quando meno te lo aspetti, e ti sconvolgono tutto, ti creano i buchi e ti tolgono spazio.

E’ li che che il tetris sembra molto simile alla nostra vita.
Però non puoi spegnere e ricominciare però. Devi andare avanti.
È importante trattare tutti i pezzi bene, belli o brutti che siano. E,  probabilmente prima o poi arrivano anche quelli buoni, quelli che ti riempiono i buchi e ti fanno vincere la partita.

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Milano, le strade e le persone

Una storia come tante, magari anche più banale di altre, ma è frutto della mia esperienza quindi per quel che mi riguarda vale la pena di essere raccontata.
Ho vissuto a Milano per circa 3 anni. Un’esperienza piena. Lavoro, naturalmente, amici, relazioni. Ma soprattutto, Milano.
E’ inutile raccontarvi dei miei amici o delle persone che ho frequentato se tanto non conoscete le persone coinvolte.
Però Milano la conoscete. Ne avete una vostra versione per lo meno, della serie “ue ciccia benvenuta a Milàn, figa, aperitivo, nebbia e PM10”.
Ecco magari no.
Io non la conoscevo ai tempi, adesso la conosco un pochino meglio.
Cosa ho imparato della mia vita milanese.

milanoMi ha insegnato a non perdermi. Mi sono perso un sacco di volte, a milano. Quindi sbaglio quando dico che mi ha insegnato a non perdermi, sarebbe più corretto dire “mi ha insegnato che è meglio non perdermi”. Mi ha insegnato a percorrere la strada che conosco, senza tagliare per la scorciatoia. Mi ha insegnato che se conosco una strada, è meglio percorrere quella strada.
I primi tempi mi ha insegnato a non perdermi. Però poi mi sono reso conto che conoscevo solo una strada che mi portava a casa.
Quindi si ho deciso.
Milano mi ha insegnato che perdersi ti fa conoscere strade nuove. Meglio perdersi in una strada sconosciuta che in una che conosci già.
E che se cambi strada cambiano le persone che incontri. E qui parte la seconda cosa che Milano mi ha insegnato.
Le persone a Milano sono come le sue strade.
Tu stai percorrendo una strada, e ad un certo punto quella strada cambia. Tu stai percorrendo Viale Cassala, che all’improvviso diventa viale Liguria e senza che tu te ne accorga ti trovi su viale Tibaldi. Passando per viale Toscana che poi diventa viale Isonzo. Eppure quella strada è sempre dritta. Come una persona sai dove nasce, la vedi crescere e lei sta cambiando ma tu non ci fai caso. E te ne accorgi solo quando ormai è troppo tardi.
Le strade a Milano sono una Metafora della vita.
Ci sono questi grandi piazze rotonde. Con in mezzo i parchetti per i cani. Ci sono le panchine, e le fermate degli autobus. Milano è piena di grandi piazze rotonde, potresti guidare senza disinserire il blocca sterzo per quante rotonde ci sono.
Stanno tutti la. Quando scatta il verde si comincia a camminare. Ognuno ha la sua direzione, e tu sei convinto di percorrere una strada parallela a quella del tuo amico e invece no, quelle strade non ho mai capito come, divergono. Sembrano correre parallele ma in realtà si allontanano in maniera impercettibile. E tu ti ritrovi da una parte e il tuo amico chissà dove è andato a finire. E non vuol dire che vi siete persi, perchè poi magari ognuno arriverà ad un’altra rotonda, prenderà un’altra strada e inspiegabilmente vi reincontrerete.
A volte invece cammini e qualcuno si perde per strada.
Le strade di milano sono come le persone. Sei convinto ti camminino vicine e poi ad un certo punto non ti sono più vicine come lo erano un tempo.
Ah già, il tempo.
Il tempo a milano è come le persone.
Esci di casa che piove e c’è la nebbia, esci da lavoro che diluvia e c’è tantissima nebbia, esci dalla metropolitana nevica e  dove cazzo sono finito cos’è tutta sta nebbia.
Però a volte esci che piove e c’è foschia e quando riemergi dalla metropolitana c’è il sole e tu proprio non te lo aspettavi. Il tempo a milano, come le persone, a volte ti stupisce anche quando non te lo aspetti

Oggi sono malinconico, non si direbbe, vero?